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Autismo: un mondo da scoprire!

Autismo Napoli

Cos'è l'autismo, quali i sintomi e a che età si manifesta?

La parola autismo fu per la prima volta usata negli Stati Uniti dallo psichiatra Leo Kanner che, nel 1943, descrisse i casi di una decina di bambini che, secondo lui, presentavano caratteristiche comuni. Egli scoprì 3 punti fondamentali, validi tutt'oggi, relativi alla condizione autistica:

  • l'isolamento acustico: il bambino sembra indifferente a tutti i suoni provenienti dall’ambiente   esterno;
  • il desiderio della ripetitività: la ripetitività delle abitudini, delle azioni, del linguaggio;
  • gli isolotti di capacità: la buona intelligenza mnemonica, fenomenale e/o numerica.

I bambini che Kanner aveva osservato sembravano completamente disinteressati al mondo e alle persone che lo circondavano, non rispondevano al loro nome se chiamati, non giocavano con gli altri bambini, erano attirati dagli oggetti in movimento e avevano crisi di rabbia se la loro routine quotidiana veniva in qualche modo alterata.

Kanner fu il primo a parlare di sindrome specifica prendendo a prestito il termine autismo dallo psichiatra svizzero Bleuler che lo aveva usato per descrivere il ripiegamento su sè stessi degli adulti affetti da schizofrenia.

A più di sessant’anni da quella definizione, ci sono ancora molte incertezze sulla classificazione del disturbo e soprattutto sulle sue cause.

Il DMS V, l’ultima edizione del manuale che definisce i disturbi mentali, parla di disturbo dello spettro autistico per descrivere i diversi gradi di gravità in cui si può presentare. Sotto questa definizione vengono riuniti il disturbo autistico, il disturbo di Asperger, il disturbo di Heller, il disturbo pervasivo dello sviluppo e la sindrome di Rett. Quest’ultima è stata posta dal manuale tra i disturbi neurologici.

I criteri essenziali per la diagnosi di disturbo dello spettro autistico sono la presenza di interessi, attività e comportamenti rigidi, ristretti e ripetitivi e un deficit persistente nella comunicazione e nell’interazione sociale (che comprende sia le difficoltà sociali che quelle di comunicazione).

La diagnosi di disturbo dello spettro autistico richiede la presenza di almeno tre sintomi nella categoria dei deficit della comunicazione sociale e di almeno due in quella dei comportamenti ripetitivi.
Il DSM V infatti prevede una serie di criteri diagnostici più specifici che vanno a dettagliare quelli generali. Importanti novità introdotte sono l’eliminazione del ritardo/menomazione del linguaggio fra i sintomi necessari alla diagnosi e l’introduzione alla sensibilità insolita agli stimoli sensoriali come sintomatologia compresa tra i comportamenti ripetitivi.

Per quanto riguarda l’insorgenza, mentre precedentemente si parlava di esordio entro i 36 mesi di età, ora si parla di esordio nella prima infanzia.

Infine, se il bambino presenta sintomi aggiuntivi sufficienti a rientrare nei criteri diagnostici di un altro disturbo, è possibile assegnare una doppia diagnosi.

Il DMS V individua tre livelli di gravità che vanno da una situazione estrema in cui il bambino richiede un supporto sostanziale (in presenza di gravi deficit nella comunicazione sociale, verbale e non verbale e di rituali fissi e/o comportamenti ripetitivi abbastanza frequenti di modo che interferiscono con il funzionamento in diversi contesti e causano stress o frustrazione quando vengono interrotti)., ad un livello intermedio e lieve dove il supporto è richiesto in quanto il soggetto ha difficoltà a iniziare le interazioni sociali verso cui mostra un ridotto interesse.

Quali possono essere le cause principali?

Autismo un mondo da scoprire

Secondo Kanner, l'autismo deriva da fattori interpersonali e psicodinamici. Lui non cercò le cause biologiche, seppur dichiarando che l'autismo è un disturbo innato del contatto affettivo.

Attualmente, non siamo in grado di determinare con precisione le cause dell’autismo, muovendoci solo nel campo delle ipotesi, accettando però la possibilità, data la numerosità e la variabilità dei sintomi, di una molteplicità di cause.

Molti ricercatori ritengono che esse siano di natura genetica ed ambientale. Infatti, di particolare importanza rivestono gli studi condotti sui gemelli omozigoti, che dimostrano un’elevata concordanza per l’autismo. Tra le cause ambientali, invece, vi è l’esposizione delle madri durante la gravidanza a virus o a sostanze chimiche. Tuttavia, i fattori di rischio genetico ed ambientale non vanno considerati necessariamente in modo separato.

E’ molto probabile che l’Autismo sia il risultato di un’alterazione del normale decorso dello sviluppo del sistema nervoso centrale.

Negli anni 80’ la psicologa Uta Frith, proponeva che i sintomi presenti nelle persone con Autismo fossero la manifestazione di un deficit psicologico, da lei denominato “debole coerenza centrale”.

In base a questa ipotesi i soggetti autistici avrebbero una limitata capacità dei pazienti di comprendere il contesto globale di una situazione, ma allo stesso tempo i pazienti sono molto bravi a percepire i dettagli o puntano l’attenzione su piccole parti di un oggetto. In altre parole, e semplificando, la persona con Autismo privilegerebbe il dettaglio a discapito della percezione e della comprensione integrata della realtà.
Studi successivi di neurofisiologia hanno poi mostrato che nell’Autismo vi sarebbe una mancata comunicazione, o disconnessione, tra aree diverse della corteccia cerebrale, le stesse che presiedono alle funzioni superiori quali ad es. il comportamento sociale e il linguaggio.

Lo scienziato americano Daniel Geschwind ha ipotizzato che l’origine di questa disconnessione sarebbe da ricercare proprio nello sviluppo embrionale e fetale del sistema nervoso centrale, che causerebbe una mancata formazione delle sinapsi o la formazione di sinapsi disfunzionali.

Quale potrebbe essere la migliore terapia da seguire?

Autismo

Se da una parte si ripone molta speranza nello studio delle basi biologiche dell’Autismo, nella prospettiva sempre più vicina di poter individuare biomarkers che possano essere utilizzati per consentire una diagnosi precoce al fine di individuare nuovi farmaci e nuove strategie terapeutiche, dall’altra, per quanto riguarda la riabilitazione, si sono aperte nuove possibilità di intervento corroborate da più di trent’anni di ricerca.

In particolare, è stata dimostrata l’efficacia del metodo ABA nel ridurre i comportamenti disfunzionali e nel migliorare ed aumentare la comunicazione, l’apprendimento e i comportamenti socialmente appropriati soprattutto nell’intervento con i bambini. Per gli adolescenti e gli adulti, una volta venuto meno il supporto della scuola, la parola d’ordine dev’essere la presa in carico, da parte della famiglia e delle istituzioni che devono operare in sinergia. Il supporto sociale alle famiglie attraverso l’analisi dei bisogni rappresenta un punto chiave per poter offrire i servizi assistenziali di cui tali persone hanno bisogno.

Essi sono mirati sostanzialmente a promuovere l’autonomia e a migliorare le funzioni esecutive nei diversi contesti attraverso un percorso personalizzato basato su una rete di collegamento e di costante informazione e formazione dei soggetti interessati.

Infatti, se non è possibile guarire di autismo, molto si può fare per migliorare la qualità della vita delle persone affette.

 


Dott A. Lobello
Psicologo Psicoterapeuta

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  • DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
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Ultima modifica: 27/05/2016

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